26 Novembre 2008

LA MORTE DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA

A sette anni dai fatti,dopo duecento udienze e quattro anni di processo giunge alla fine il contestatissimo calvario dei casi Diaz e Bolzaneto .
14 luglio 2008- I giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global nel carcere di Bolzaneto. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.
13 novembre 2008-Dei 29 imputati nel caso Diaz ,tutti appartenenti alla Polizia,tra dirigenti, funzionari e poliziotti,accusati di lesioni, calunnia, falso e arresti illegali 13 i condannati per un totale di 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall'accusa,mentre assolti i vertici della Polizia (16  in tutto).
Dall’aula urla di indignazione accolgono una sentenza che segna una delle pagine più buie della “giustizia” italiana.
Tutto torna al suo equilibrio iniziale,gli autori materiali delle violenza sono stati condannati a pene indultate che presto cadranno in prescrizione,mentre i mandanti ne sono usciti assolutamente puliti:è la conclusione più ovvia,lo Stato assolve se stesso.
A ricordarci però di quella fatidica notte del 21 luglio 2001,quando a Genova gli agenti del settimo nucleo del Reparto Mobile di Roma e altri di altri reparti fecero irruzione nel complesso scolastico Armando Diaz e Giovanni Pascoli, che era il quartier generale dei no global,arrestando  senza alcun accusa (visto che le molotov e le armi usate come pretesto dell’aggressione in realtà risultarono prove contraffatte dagli stessi agenti)e malmenando i manifestanti restano i racconti raccapriccianti dei testimoni di quella,che è stata definita una macelleria messicana dallo stesso vice questore Fournier che all’epoca dei fatti tacque per spirito di appartenenza (ovvero omertà).
"Quando era ancora in piedi ha subito diversi colpi. Ho visto come ha cercato di alzarsi ed è stata di nuovo picchiata. La seconda immagine che ricordo è M. sdraiata a terra, che perdeva molto sangue dalla testa, e due o tre poliziotti l’hanno colpita con calci sulla pancia e la testa le batteva sull’armadio. Non reagiva più, e io pensavo che fosse morta" racconta al processo A.K. a cui i poliziotti hanno fatto saltare sei denti con manganellate in pieno viso e calci sul mento,parlando del pestaggio subito dell’amica.
Ho cercato di proteggermi la testa con le mani,ma poco dopo ho dovuto toglierle,continuavano a colpirmi il fianco destro e sentivo le costole spezzarsi…E poi mi hanno ferito alla testa e ho sentito il sangue caldo che mi colava sulla faccia”è un’altra testimonianza di una ragazza tedesca.
Ma il massacro non si ferma alla scuola,da lì infatti più di trecento persone vengono arrestate e portate alla caserma di Bolzaneto,che per l’occasione si trasforma in un vero e proprio lager,con SS che indossano la divisa della Polizia Italiana e non solo privano i fermati di cibo e sonno ma li costringono a quelle che senza alcun dubbio possono definirsi vere e proprie torture.
Infatti una volta dentro la caserma i fermati devono passare tra due file di agenti che li colpiscono ripetutamente e gli sputano addosso urlando frasi come “"ADESSO A QUESTI GLI FACCIAMO SPUTARE IL SANGUE"”o "NON USCIRETE VIVI DA QUI,BASTARDI, COMUNISTI DI MERDA".
Dentro le celle molti sono costretti a denudarsi,ad assumere posizioni degradanti,a compiere flessioni,a sbattersi la testa contro il muro,ad abbaiare come cani e a pronunciare inni di ispirazione fascista,mentre subiscono turpi aggressioni  di tipo fisico e verbale da parte dei poliziotti. Tutti sono insultati: alle donne  viene gridato “entro stasera vi scoperemo tutte”; agli uomini, “sei un gay o un comunista?
Una ragazza in infermeria è costretta a spogliarsi e a fare piroette su se stessa mentre le guardie la minacciano di violenza sessuale,a un’altra viene strappato brutalmente un piercing vaginale,su alcuni arrestati viene spruzzato gas urticante,ad altri vengono tagliati i capelli,un uomo è minacciato di morte da agenti che fuori dalla finestra fingono di premere il grilletto,a un altro viene ricucita una lesione della mano,causata dagli stessi agenti,senza alcuna anestesia;l’ intero massacro si compie accompagnato da ritornelli come “UNO, DUE , TRE VIVA PINOCHET” o “UNO DI MENO SIETE UNO DI MENO”(riferito alla morte di Carlo Giuliani).Ovviamente a nessuno è concesso la possibilità di chiamare un avvocato.
"Il cancello si apriva in continuazione - racconta un poliziotto testimone dei fatti- dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i muri. Una volta all'interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a guardare. Le ragazze venivano minacciate di essere stuprate con i manganelli...” .
Si tutto questo è successo d’avvero, non si tratta di allucinazioni dovute all’abuso di marijuana come qualche medico sottoscrisse nei verbali di polizia, e non è avvenuto in Cile sotto il governo Pinochet o durante il periodo di repressione nazi-fascista ma nella nostra democratica e liberale Italia appena sette anni fa.
E non importa se allora abbiamo voluto chiudere gli occhi perché era una storia da dimenticare,non importa da che parte stiamo politicamente e non importa nemmeno se tutt’ora preferiamo non immaginare l’odore di sangue e urina,il rumore delle ossa che si spezzano o i ghigni di quelle bestie crudeli in uniforme,la verità è che la Democrazia italiana  è morta quella sera del 21 luglio,e oggi con queste sentenze lo Stato si ripulisce gli anfibi sporchi di sangue sul suo cadavere fetido.


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