09 Dicembre 2008
Imputato ascolta, noi ti abbiamo ascoltato. Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo piantata tra l'aorta e l'intenzione, noi ti abbiamo osservato dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa
della loro celebrazione.
E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.
Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
è l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.
Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.
Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.
Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
26 Novembre 2008
A sette anni dai fatti,dopo duecento udienze e quattro anni di processo giunge alla fine il contestatissimo calvario dei casi Diaz e Bolzaneto . 14 luglio 2008- I giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento no global nel carcere di Bolzaneto. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera. 13 novembre 2008-Dei 29 imputati nel caso Diaz ,tutti appartenenti alla Polizia,tra dirigenti, funzionari e poliziotti,accusati di lesioni, calunnia, falso e arresti illegali 13 i condannati per un totale di 35 anni e sette mesi, rispetto agli oltre 108 anni chiesti dall'accusa,mentre assolti i vertici della Polizia (16 in tutto). Dall’aula urla di indignazione accolgono una sentenza che segna una delle pagine più buie della “giustizia” italiana. Tutto torna al suo equilibrio iniziale,gli autori materiali delle violenza sono stati condannati a pene indultate che presto cadranno in prescrizione,mentre i mandanti ne sono usciti assolutamente puliti:è la conclusione più ovvia,lo Stato assolve se stesso. A ricordarci però di quella fatidica notte del 21 luglio 2001,quando a Genova gli agenti del settimo nucleo del Reparto Mobile di Roma e altri di altri reparti fecero irruzione nel complesso scolastico Armando Diaz e Giovanni Pascoli, che era il quartier generale dei no global,arrestando senza alcun accusa (visto che le molotov e le armi usate come pretesto dell’aggressione in realtà risultarono prove contraffatte dagli stessi agenti)e malmenando i manifestanti restano i racconti raccapriccianti dei testimoni di quella,che è stata definita una macelleria messicana dallo stesso vice questore Fournier che all’epoca dei fatti tacque per spirito di appartenenza (ovvero omertà). "Quando era ancora in piedi ha subito diversi colpi. Ho visto come ha cercato di alzarsi ed è stata di nuovo picchiata. La seconda immagine che ricordo è M. sdraiata a terra, che perdeva molto sangue dalla testa, e due o tre poliziotti l’hanno colpita con calci sulla pancia e la testa le batteva sull’armadio. Non reagiva più, e io pensavo che fosse morta" racconta al processo A.K. a cui i poliziotti hanno fatto saltare sei denti con manganellate in pieno viso e calci sul mento,parlando del pestaggio subito dell’amica. “Ho cercato di proteggermi la testa con le mani,ma poco dopo ho dovuto toglierle,continuavano a colpirmi il fianco destro e sentivo le costole spezzarsi…E poi mi hanno ferito alla testa e ho sentito il sangue caldo che mi colava sulla faccia”è un’altra testimonianza di una ragazza tedesca. Ma il massacro non si ferma alla scuola,da lì infatti più di trecento persone vengono arrestate e portate alla caserma di Bolzaneto,che per l’occasione si trasforma in un vero e proprio lager,con SS che indossano la divisa della Polizia Italiana e non solo privano i fermati di cibo e sonno ma li costringono a quelle che senza alcun dubbio possono definirsi vere e proprie torture. Infatti una volta dentro la caserma i fermati devono passare tra due file di agenti che li colpiscono ripetutamente e gli sputano addosso urlando frasi come “"ADESSO A QUESTI GLI FACCIAMO SPUTARE IL SANGUE"”o "NON USCIRETE VIVI DA QUI,BASTARDI, COMUNISTI DI MERDA". Dentro le celle molti sono costretti a denudarsi,ad assumere posizioni degradanti,a compiere flessioni,a sbattersi la testa contro il muro,ad abbaiare come cani e a pronunciare inni di ispirazione fascista,mentre subiscono turpi aggressioni di tipo fisico e verbale da parte dei poliziotti. Tutti sono insultati: alle donne viene gridato “entro stasera vi scoperemo tutte”; agli uomini, “sei un gay o un comunista?” Una ragazza in infermeria è costretta a spogliarsi e a fare piroette su se stessa mentre le guardie la minacciano di violenza sessuale,a un’altra viene strappato brutalmente un piercing vaginale,su alcuni arrestati viene spruzzato gas urticante,ad altri vengono tagliati i capelli,un uomo è minacciato di morte da agenti che fuori dalla finestra fingono di premere il grilletto,a un altro viene ricucita una lesione della mano,causata dagli stessi agenti,senza alcuna anestesia;l’ intero massacro si compie accompagnato da ritornelli come “UNO, DUE , TRE VIVA PINOCHET” o “UNO DI MENO SIETE UNO DI MENO”(riferito alla morte di Carlo Giuliani).Ovviamente a nessuno è concesso la possibilità di chiamare un avvocato. "Il cancello si apriva in continuazione - racconta un poliziotto testimone dei fatti- dai furgoni scendevano quei ragazzi e giù botte. Li hanno fatti stare in piedi contro i muri. Una volta all'interno gli sbattevano la testa contro il muro. A qualcuno hanno pisciato addosso, altri colpi se non cantavano faccetta nera. Una ragazza vomitava sangue e le kapò dei Gom la stavano a guardare. Le ragazze venivano minacciate di essere stuprate con i manganelli...” . Si tutto questo è successo d’avvero, non si tratta di allucinazioni dovute all’abuso di marijuana come qualche medico sottoscrisse nei verbali di polizia, e non è avvenuto in Cile sotto il governo Pinochet o durante il periodo di repressione nazi-fascista ma nella nostra democratica e liberale Italia appena sette anni fa. E non importa se allora abbiamo voluto chiudere gli occhi perché era una storia da dimenticare,non importa da che parte stiamo politicamente e non importa nemmeno se tutt’ora preferiamo non immaginare l’odore di sangue e urina,il rumore delle ossa che si spezzano o i ghigni di quelle bestie crudeli in uniforme,la verità è che la Democrazia italiana è morta quella sera del 21 luglio,e oggi con queste sentenze lo Stato si ripulisce gli anfibi sporchi di sangue sul suo cadavere fetido.

Italia - luglio 2009 L’Italia è ormai allo stremo delle forze. La popolazione è ridotta all’ assoluta miseria,prostrata dalle tasse,distrutta dalle venti ore lavorative giornaliere,decimata
dalle malattie (la sanità pubblica è stata abolita per evitare costi inutili
allo Stato).
Un abisso separa la povertà delle masse popolari totalmente
esclude dalla vita politica del paese dall’opulenza della classe dirigente
.Questa ultima inattiva economicamente e dedita all’oziosa vita politica si è ridotta
a una presenza sociale del tutto parassitaria.
Intanto la crisi finanziaria del mercato occidentale,il costo
dei privilegi dei parlamentari,lo spreco di denaro per il mantenimento delle
missioni militari estere uniti a un sistema economico vacillante,finisce per
infliggere il colpo di grazia a un debito pubblico già sproporzionato.
Nel frattempo alla reggia di Arcore è un susseguirsi di
lussuosi festeggiamenti,inoltre per rendere meno tediosi i formalismi
diplomatici il Re inventa mode sempre più eccentriche, dalle bandane alle
scarpe rialzate, dal trapianto di capelli fino al botulino per rimediare ai
segni dell’età. Agli occhi di molti tutto questo appare assolutamente ridicolo
ma serve a testimoniare la cultura dello spreco che ha preso piede a corte.
Quando l’ulteriore aumento del petrolio porta il prezzo del
pane alle stelle le masse operaie si trovano ben presto private dell’unico cibo
che possono permettersi e in tutta Italia scoppiano violenti tumulti.
Ma naturalmente le ristrettezze si fermano davanti ai
cancelli di Arcore dove il sovrano continua a sperperare;allora il popolo
esasperato decide di muovere delle accuse al monarca in persona,ma il Re non si
scompone e con molta semplicità commenta: “Il popolo non ha pane,che mangi il
caviale cribbio!” ;il Tg 4 e Libero (le uniche fonti di informazioni legali) chiariscono
“un'altra simpatica burla del premier”.
Nel frattempo per evitare la bancarotta il Re è costretto a
convocare l’assemblea parlamentare,e forte del sostegno dei suoi cortigiani e
di un’opposizione praticamente inesistente decide di prestare attenzione alle
richieste dei rappresentanti sindacali i quali chiedono:la reintroduzione della
sanità e dell’istruzione pubblica (anch’essa soppressa con l’insediamento del
regime liberale),la riduzione delle ore lavorative e una più equa distribuzione
della pressione fiscale,ma i Parlamentari a quest’ultima richiesta insorgono,preoccupati
di dover rinunciare ai propri privilegi signorili,e per placare il tumulto il
re decide di abrogare anche le stesse associazioni sindacali, che fino a quel
momento erano rimaste in vita solo perché dopo la scomparsa dei comunisti dal
parlamento,il Re non sapeva più a chi riservare le proprie sfuriate.
13 Luglio 2009
a chiusura di udienza il sovrano afferma “Nonostante
l’ostruzionismo dell’opposizione ho dalla mia parte il consenso della maggior
parte degli italiani”,ignaro di come il fragile equilibrio tra “libèral règime”
e popolo italiano sia ormai rotto. La notte tra il 13 e il 14 luglio una folla
inferocita di operai sfruttati e precari si riversa sulle strade della capitale
attaccando prima Montecitorio e poi Palazzo Madama e radendoli al suolo. Mentre
i due edifici sono ancora in fiamme il Re è in riunione con il ministro delle
pari opportunità,ma il colloquio orale viene interrotto da un servitore: “Sire
il popolo si ribella” “ma mi consenta Emilio saranno i soliti quattro
ragazzotti comunisti” “No maestà è una rivoluzione”.
Amareggiato dalla situazione sempre più pericolosa e deciso
in ogni modo a riprendere il potere il Re tenta di fuggire verso gli USA,dove
l’amico George gli ha assicurato asilo politico e un piano militare per fermare
i rivoltosi,ma viene bloccato dalla folla e ricondotto ad Arcore:la monarchia
viene dichiarata decaduta e il re è costretto a presentarsi in giudizio per
l’ennesima volta,ma stavolta senza il suo avvocato. Durante il processo il Re
cerca di appigliarsi al nodo Alfano sostenendo
l’incostituzionalità di un sistema dove persino il monarca viene messo sotto
processo,ma ormai privato dell’immunità parlamentare viene inevitabilmente condannato.
Prima di essere trascinato in prigione le sue ultime parole saranno : “Sono
certo che la fine del mio Governo renderà felice il mio adorato popolo,ma la
mia amata Italia,mi consenta,dovrà un giorno conoscere l’ira del signore
cribbio!”.
L’ultimo emblema del libèral règime è ormai caduto e per
l’Italia si prospetta finalmente un periodo di pace e giustizia sociale…forse…

11 Maggio 2008
“Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che
lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo
opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta
la sua lunghezza, dal mare fino alle prime pietre del monte
Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai
a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane
di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai
a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con
i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in
fondo alla Sicilia.” (Claudio Fava, “Cinque
delitti imperfetti”, Mondatori 1994, p.9)
Al compagno Peppino 30 anni dopo la sua morte... “stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo
della campagna elettorale; non ci sarà nessun comizio e non ci saranno
più altre trasmissioni, Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perchè le cose sono andate così, lo dicono i
carabinieri e i magistrati: dice che hanno trovato un biglietto,
“voglio abbandonare la politica e la vita”, questa sarebbe la prova del
suicidio, la dimostrazione, e lui per abbandonare la politica e la vita
che cosa fa? Se ne va alla ferrovia e comincia a sbattersi la testa
contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si
fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione, anzi non leggerete proprio niente perchè domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto
importante, il ritrovamento a Roma dell’on. Aldo Moro. ammazzato come
un cane dalle Brigate Rosse, e questa è una notizia che fa impallidire
tutto il resto, per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di
provincia, chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa, spegnetela questa radio, voltatevi pure
dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa
che niente può cambiare, voi avete dalla vostra la forza del buon
senso, quella che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali, voi non andateci, lasciamolo solo e
diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo, e
non perchè ci fa paura, perché ci da sicurezza, perché ci identifica,
perché ci piace. Noi siamo la mafia e tu Peppino non sei stato che un povero illuso, sei stato un illuso, tu sei stato un nuddu miscato cu niente”.
02 Marzo 2008
Sono convinta che il folle progetto nazista dell'omologazione della specie si stia realizzando,siamo vittime della moderna Shoah,nn abbiamo fucili puntati alle tempie,nè catene ai polsi eppure non siamo lo stesso liberi;la TV,il cellulare,il pc come lager del nostro pensiero;nessuno ci ha rasato i capelli,nessuno ci ha tolto gli abiti o il nome;eppure si sono presi lo stesso la nostra identità,nn abbiamo un numero tatuato nel braccio,ma il marchio della
schiavitù rimane impresso nelle nostri menti...non più uomini,ma automi,non più
donne ma corpi da esibire,non più esseri umani ma numeri sui conti correnti dei
potenti...e poi c'è la questione della razza ariana...certo gli omosessuali
ormai non vengono più fucilati sulla pubblica piazza,al massimo sulle piazze ci
si va per manifestare e cercare di convincerli a farsi guarire dalla loro
perversione e diventare "normali".Nei forni dei vostri pregiudizi vengono
bruciati gli extracomunitari,i tossici,i barboni,le prostitute e chiunque non
abbia un'alta integrità morale da piccolo borghese come voi!!!Sapete una cosa mi
sono rotta il cazzo del vostro perbenismo da quattro soldi!!!Continuate da bravi
schiavetti a sottostare al bastone del padrone...in quanto a me,io provo a
liberarmi delle catene!!!!

19 Febbraio 2008
C'è, in un'isola lontana, una favola cubana che vorrei tu conoscessi almeno un po' C'è, un'ipotesi migliore, per cui battersi e morire e non credere a chi dice di no perché c'è C'è un profumo inebriante che dall'Africa alle Ande ti racconta di tabacco e caffè C'è una voce chiara ed argentina, che fu fuoco e medicina come adesso è amore e rabbia per me C'è, tra le nuvole di un sigaro, la voce di uno zingaro che un giorno di gennaio gridò C'è, o almeno credo ci sia stato, un fedelissimo soldato che per sempre quella voce cercò e che diceva Venceremos adelante o victoria o muerte Venceremos adelante o victoria o muerte C'è, se vai ben oltre l'apparenza, un'impossibile coerenza che vorrei tu ricordassi almeno un po' C'è una storia che oramai è leggenda, e che potrà sembrarti finta e invece è l'unica certezza che ho C'erano dei porci in una baia, armi contro la miseria solo che quel giorno il vento cambiò C'era un uomo troppo spesso solo, e ora resta solo un viso che milioni di bandiere giurò e che diceva Venceremos adelante o victoria o muerte Venceremos adelante o victoria o muerte L'america ci guarda non proprio con affetto apparentemente placida ci osserva ma in fondo, lo sospetto che l'america, l'america ha paura altrimenti non si spiega come faccia a vedere in uno stato in miniatura questa orribile minaccia por esto Venceremos adelante o victoria o muerte Venceremos adelante o victoria o muerte Daniele Silvestri

11 Febbraio 2008
«Se qualcuno di voi
sarà qui nel giorno della mia morte, sappia che non voglio un grande funerale. E
se incaricherete
qualcuno di
pronunciare un'orazione funebre,raccomandategli che non sia troppo lunga. Ditegli di non
parlare del mio
Premio Nobel, perché
non ha importanza; e neppure dei diplomi, delle onorificenze,
delle lauree, perché
non ha importanza.
Dica che fui una voce
che gridò nel silenzio per la giustizia. Dica che tentai di spendere la mia vita
per vestire gli ignudi,
nutrire gli affamati, che tentai di amare e
di servire
l'umanità».
01 Febbraio 2008
Mi appare simile agli Dei
quel signore che siede innanzi a te
e ti ascolta,tu parli da vicino
con dolcezza,
e ridi, col tuo fascino, e così
il cuore nel mio petto ha sussultato,
ti ho gettato uno sguardo e tutt’a un tratto
non ho più voce,
no, la mia lingua è come spezzata,
all’improvviso un fuoco lieve è corso
sotto la pelle, i miei occhi non vedono,
le orecchie mi risuonano,
scorre un sudore e un tremito mi prende
tutta , e sono più pallida dell’erba,
è come se mancasse tanto poco
ad esser morta;
pure debbo farmi molta forza.

18 Dicembre 2007
Il 25 Novembre, si è celebrata la “Giornata internazionale
contro la violenza alle donne”,una data scelta in ricordo delle tre sorelle
Miraball, torturate, stuprate e uccise dai servizi segreti militari di Santo
Domingo, nel 1960 sotto la dittatura di Trujillo, per aver voluto visitare dei
prigionieri politici.
In questo giorno migliaia di donne in ogni parte del mondo
si sono unite per dire basta al donnicidio, alla violenza familiare,agli
stupri, ai maltrattamenti, ai sequestri, agli abusi, alla molestia sessuale, al
sessismo ed a tutte le altre aggressioni che violano i diritti umani basilari.
L’importanza di un intervento attivo e di soluzioni decise è
più che mai urgente,soprattutto dopo i raccapriccianti dati emersi e presentati
in questi giorni dal Consiglio d’Europa: cento
milioni solo in Africa le bambine che subiscono mutilazioni genitali, nel mondo
una donna su tre è vittima almeno una volta nella vita di violenza fisica,
sessuale o psicologica, nella stessa Europa del benessere,la violenza uccide
più del cancro. È la cosa più sconvolgente è che la quasi totalità dei
maltrattamenti non è denunciata per paura,vergogna,solitudine. La violenza
contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di
sviluppo. E non conosce differenze sociali o culturali: le vittime e i loro
aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici
Ogni secondo che passa milioni di donne vengono
stuprate,malmenate,uccise e ricattate
per un semplice bisogno di affermazione sessuale. Penso a tutte loro, penso
a Hina la ragazza pakistana uccisa dal padre perché
vestiva minigonne e non voleva il velo; e poi ad Anna, Paola violentata a Torre
del Lago, a Sara stuprata a Torino da un amico,a Carla a Bologna,a Mez, la dolce ragazza inglese sgozzata in
camera da letto a Perugia ancora non si sa da chi, a Firdaus ,giustiziata per
la sua verità feroce e semplice, per la capacità di vedere le menzogne e l’ipocrisia.
Penso a chi con rabbia e sadismo decide di prendere cioè che non gli
appartiene,a chi rende sporco l’atto sessuale,a chi rovina una vita,a chi
toglie a una donna la capacità di sorridere. Penso alle donne picchiate e uccise
dai mariti,alla loro paura,ai lividi del loro corpo e alle ferite della loro anima.
Penso alle ragazzine asiatiche,comprate a poco prezzo da commercianti senza
scrupoli e costrette a prostituirsi sulle nostre strade,al loro diritto negato
di poter amare e di avere una vita normale. Penso alle bambine
africane,brutalmente mutilate dei loro organi sessuali in condizioni sanitarie
abominevoli,alla loro sofferenza ,all’impossibilità per loro di vivere
serenamente la sessualità.
Ribelliamoci a tutto questo, smettiamola di rinchiuderci
nell’indifferenza del nostro piccolo universo,sperando soltanto che la cosa non
ci riguardi mai da vicino,smettiamola di essere spettatrici passive di un mondo
che ci scaglia contro lo schiacciante peso di un maschilismo dilagante;lo
dobbiamo a tutte le vittime del sessismo,lo dobbiamo a chi nonostante tutto ha
avuto la forza di uscire fuori dal tunnel delle violenze,dei ricatti,delle minacce
e dei soprusi,lo dobbiamo a tutti gli uomini che non sono così,lo dobbiamo alle
future generazioni di donne,ma soprattutto lo dobbiamo a noi stesse perché
abbiamo il diritto di vivere in una società che ci tuteli e metta fine a questa
perenne guerra mai dichiarata al sesso femminile.
01 Settembre 2007
Lei voleva la rivoluzione, l'aspettava e diceva di no alle mie riflessioni ed ai vari argomenti,
ai distinguo ad ai tanti però
Lei credeva in un puro ideale,
nel riscatto di tutte le masse
al compromesso borghese e alla pace sociale
opponeva la lotta di classe
Alza il pugno, alza il pugno
mia dolce rivoluzionaria
Alza il pugno, alza il pugno
non rinnego la mia vecchia strada
L'utopia è rimasta la gente è cambiata,
la risposta ora è più complicata!
Continuava a parlare d'azione
di rivolta e di proletariato
come se in questi trent'anni di storia
il mondo non fosse cambiato
Lei sognava la ribellione contro l'impero del capitale
e scuoteva la testa quando le dicevo
che servono nuove parole,
che ora servono nuove parole!
Alza il pugno, alza il pugno
mia dolce rivoluzionaria
Alza il pugno, alza il pugno
non rinnego la mia vecchia strada
L'utopia è rimasta la gente è cambiata,
la risposta ora è più complicata!
Ho cercato di farle capire
ma testarda non vuole ascoltare
"pensare globale agire locale"
non è uno slogan ma una sfida vitale
Oggi Contessa ha cambiato sistema,
si muove fra i conti cifrati
ha lobby potenti ed amici importanti
e la sua arma più forte è comprarti,
la sua arma più forte è comprarti!
Alza il pugno, alza il pugno
mia dolce rivoluzionaria
Alza il pugno, alza il pugno
non rinnego la mia vecchia strada
L'utopia è rimasta la gente è cambiata,
la risposta ora è più complicata!
avanti > |